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Arte

 

VISIONI ONIRICHE

di Alessandro Di Lorenzo

 

Contaminare la cultura moderna ed urbana con sane usanze locali e autoctone rappresenta uno degli antidoti necessari per la sopravvivenza. Il tentativo di non lasciarsi colonizzare dalla pressante cultura accademica e globalizzata è uno dei valori a cui bisogna aspirare in un mondo che per guardare sempre più in là trascura le sue origini etniche e popolari. Sono alcuni anni infatti che il dibattito culturale si è concentrato sul cosiddetto glocalism come terza via a metà tra una globalizzazione uniformante e le culture tradizionali locali. L’arte locale conserva in sé una spiritualità laica, una forza vitale senza eguali. E’ in essa che va ricercata la quintessenza della vita, la pietra filosofale che sta alla base di ogni speculazione intellettuale. Anche nel nostro antico ager-Clanis vi sono esempi brillanti di arte etnografica e vernacolare, di sublimi rappresentazioni di una realtà ormai scomparsa da anni ma che rivive in modo mirabile grazie all’arte figurativa di alcuni artisti locali, fra i quali spicca il pittore ortese Luigi Marruzzella. Le sue rappresentazioni mostrano il territorio atellano dagli anni ’30 a quelli ’80 del ‘900. Gli sfondi privilegiati sono gli antichi casali di Bugnano e Casapuzzano, con le loro alte alberate di viti asprinie e il manto giallo della canapa lungo gli argini dei Regi Lagni. Donne chine sui fasci di canapa, cavalli che trainano carretti malandati, mucche che pascolano indisturbate, vendemmie, macerazione della canapa nei bacini artificiali dei lagni borbonici. I colori sono tenui, con una prevalenza di giallo quasi ovunque, simbolo di quella calura estiva sotto la quale il lavoro dei braccianti non conosceva sosta. Il Marruzzella non si perde mai in dettagli tecnici ed accademici, né ha la presunzione dei finti artisti di creare nuovi stilemi. Le forme sono definite esclusivamente dai colori, i contorni non sono geometrici, la densità delle tinte fondamentali come il giallo e il rosso sostituiscono semplici linee sterili. Lo schizzo prende vita direttamente dal pennello, ridimensionando all’estremo l’utilizzo della matita. Tutto è estemporaneo e verace. L’arte popolare non ha bisogno di inutili contaminazioni accademiche ed è nella sua istantaneità che acquista corpo e vita. Il concetto di glocalism appare nei visi anneriti dal sole dei coloni ortesi durante il loro duro lavoro. I tratti somatici che il Marruzzella ci mostra perdono ogni europeismo confondendosi con quelli dei tanti immigrati extracomunitari che oggi giungono nelle nostre terre in cerca di lavoro. Il messaggio del pittore irrompe nella banale globalizzazione economica che impera negli alti palazzi della burocrazia mondiale, è un grido di speranza, un tentativo di umanizzare l’uniformità globale attraverso il localismo e il tradizionalismo, mostrando a tutti che le differenze interagiscono tra di loro in una miriade di Genius-Loci.

I palazzi di Orta sono tratteggiati in grigio chiaro con macchie di marrone e verde che sottolineano gli elementi architettonici fondamentali. La torre del duca Valentino nell’antico tenimento di Bugnano si erge semidiroccata tra i pini e i pioppi che adornavano i Regi Lagni. I quadri del Marruzzella sono un esplicito richiamo alla teoria di Johan Huizinga in quanto oltre ad essere apprezzati per il loro valore estetico sono anche pregni di un alto valore storico, dal momento che offrono la possibilità di rivivere il passato di Orta di Atella e del suo tenimento, percorrere miezz’Orta, via Marconi, sott’ a Teglia, masserie sparse qua e là a Rubonium (toponimo latino di Bugnano) e Puctianum (toponimo latino di Casapuzzano), con gli occhi disincantati di chi è consapevole che il passato si fonda principalmente su ciò che è stato e che l’unico vero progresso è quello che integra il presente con il passato consegnando così al futuro nuova linfa vitale. Ogni tradizione infatti conserva in sé il germe del rinnovamento ed ogni rinnovamento diviene col tempo tradizione. Tradizione e rinnovamento, passato e futuro, sono strettamente collegati in un rigido sistema hegeliano le cui esistenze sono dipendenti l’una dall’altra.

Uno dei filoni artistici a cui fanno riferimento le opere del pittore ortese è di certo il neorealismo italiano degli anni ’50 e ’60: l’Italia contadina  piegata dal disastro del secondo conflitto mondiale, la purezza di un mondo agrario ormai scomparso, le storie dei tanti contadini che lavoravano anche quindici ore al giorno per un piccolo pezzo di pane. Alcuni quadri sembrano scene tratte dai films dei giganti del neorealismo come Rossellini, Visconti, De Sica, filone culturale di grande spessore artistico, non apprezzato inizialmente dalla sinistra istituzionale perché forse confuso con il concetto maccarico dello Strapaese fascista. Ma, a differenza delle teorie apparse negli anni ’30 sulla rivista toscana de Il Selvaggio diretta dall’avvocato e artista Mino Maccari, che esaltava la purezza ariana contadina contro la vita contaminata di città, il neorealismo post-bellico è privo di enfatizzazione, è esclusiva rappresentazione della cruda realtà cittadina e agreste, tramite le quali l’uomo poteva ancora credere in un futuro migliore. Del resto come affermava Hokheimer :”l’uomo è sempre migliore del mondo in cui vive”.

Senza alcun ombra di dubbio il realismo del Marruzzella può essere definito un realismo onirico. Ogni sua opera, descrivendo minuziosamente la vita passata del nostro antico ager-atellano, genera nel fruitore flussi di coscienza in forma di anamnèsi, che attraverso una nebbiolina emergente dall’utilizzo di colori tenui e sfumati e mediante la descrizione storica del nostro territorio giungono all’intelletto che sviluppa così immagini oniriche, sognando la vita dei propri avi ed immedesimandosi in essa.

In conclusione, l’opera d’arte di Luigi Marruzzella è un’ancora di salvezza alla dilagante cultura del decadentismo post-industriale. Le sue immagini liberano la mente dallo squallore delle fabbriche di periferia e del soffocante smog cittadino, ponendosi come ultimo baluardo all’avanzamento della megalopoli verso i villaggi rurali, verso il loro incontaminato fascino, verso quel silenzio contemplativo che gelosamente conservano nella loro schietta esistenza.

 

Opere del Maestro Luigi Marruzzella

e fasc' e cannl' (i fasci di canapa)

il pozzo

la campagna

la vendemmia dell'asprinio

orta che fu

u'cannl' (la canapa)